{"id":517,"date":"2015-05-17T19:53:00","date_gmt":"2015-05-17T17:53:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-04-09T09:03:39","modified_gmt":"2016-04-09T07:03:39","slug":"elia-festa-a-sicilia-come-land-art","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.afipinternational.com\/news\/2015\/05\/17\/elia-festa-a-sicilia-come-land-art\/","title":{"rendered":"Elia Festa a &#8220;Sicilia come Land Art&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Una Land Art lunga 3.000 anni<\/p>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a style=\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"><img alt=\"\" width=\"400\" height=\"281\" border=\"0\" \/><\/a><\/div>\n<p>La mostra SI.C.( )L.A &gt; Sicilia Come Land Art, intende rappresentare l&#8217;enorme patrimonio di &#8220;segni&#8221; lasciati dall&#8217;uomo nel corso di 3.000 anni di storia.\u00a0Viaggiare in Sicilia significa, infatti, imbattersi in una distesa infinita di costruzioni artistiche fatte dall&#8217;uomo sin dai primi insediamenti dei Fenici&#8230; da intatte architetture greche fino ad arrivare a recenti installazioni dell&#8217;uomo moderno. Cos\u00ec come inerpicandosi all&#8217;interno della riserva di Pantalica \u00e8 ancora possibile ammirare un intreccio di lunghi condotti elicoidali scavati nella roccia\u00a0da popolazioni Sicane, cos\u00ec a distanza di tre millenni, il labirintico cretto di Burri ricopre di cemento un\u2019intera area terremotata del Belice. Durante le &#8220;occupazioni&#8221; territoriali di greci, romani, arabi, normanni, aragonesi, spagnoli, schiere di artieri, architetti, artigiani hanno segnato il territorio come in nessun\u2019altra area geografica al mondo. Ancora oggi, in epoca post-industriale, ambigue esigenze evolutive e di sviluppo, lasciano sul paesaggio siciliano segni di contemporaneit\u00e0.<br \/>\nLa selezione delle opere in mostra si pu\u00f2 considerare, per intensit\u00e0 e approfondimento, come un insieme di autonomi progetti personali. Cos\u00ec Elia Festa con la grande installazione &#8220;Questo ricordo lo voglio raccontare&#8221; fatta di 99 fotografie-cartoline di residui architettonici greco-romani, colloca concettualmente questo lavoro dentro i canoni di una raffinata operazione ready-made, successivo a un lungo viaggio di ricerca &#8220;pellicolare&#8221; avvenuto in anni recenti in tutta la regione siciliana. A Mario Cresci con una serie di opere dal titolo &#8220;d&#8217;Apr\u00e8s Retablo&#8221; interessa invece, come a Consolo, lo sguardo sui particolari arricchito dal proprio diretto intervento su parti di natura come rocce, sabbia o fichi d&#8217;india; proprio manipolando gli elementi Cresci ci riporta a una visione teatrale e contemporanea a ricordare il passaggio dell&#8217;uomo nel corso della storia.<\/p>\n<p>SI.C.( )L.A.<br \/>\nPhotology Noto<br \/>\n6 giugno \u2013 30 luglio<br \/>\nVia Carducci, 12<br \/>\nNoto (SR)<\/p>\n<p>ARTISTS<br \/>\n_______<\/p>\n<p>Mario Cresci<br \/>\nElia Festa<br \/>\nAndrea Jemolo<br \/>\nAnni Lepp\u00e4l\u00e4<br \/>\nEttore Sottsass<\/p>\n<p>e con la partecipazione straordinaria di Sebastian Kr\u00fcger<\/p>\n<p>Di Elia Festa &#8211; Questo ricordo lo vorrei raccontare.<\/p>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a style=\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"><img alt=\"\" width=\"640\" height=\"361\" border=\"0\" \/>\u00a0<\/a><\/div>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><\/div>\n<div style=\"clear: both; text-align: left;\">Un dizionario siciliano<\/p>\n<p>Da quando nel 2002 ho deciso di trasferirmi per molti mesi all&#8217;anno sull&#8217;Isola, sono stato subito affascinato dal carattere e dalla personalit\u00e0 dei tanti siciliani che ho incontrato. Mi sono sempre chiesto del perch\u00e9 di questo mio profondo attaccamento alle genti di Sicilia e al loro territorio. In tutti questi anni ho cercato la risposta nelle parole di amici, colleghi, &#8220;grandi vecchi&#8221;, o in incontri casuali: tutte convincenti ma forse quella che magicamente le riassume sta in una intervista di Andrea Camilleri concessa al giornalista-regista tedesco Sebastian Kruger.<br \/>\n&#8220;La Sicilia \u00e8 una grande isola che ha subito almeno 13 dominazioni e ha dovuto di volta in volta adattarsi a queste culture a queste civilt\u00e0 diverse prendendone il meglio e il peggio di volta in volta. Credo che questo continuo esercizio di adattamento abbia provocato qualcosa nel nostro DNA&#8221;.<br \/>\nPersonalmente credo che dopo quelle 13 dominazioni che includono Fenici, Greci, Romani, Arabi, Normanni, Spagnoli etc, il grado di adeguamento del siciliano alle diverse culture e&#8217; oggi quanto mai assoluto, con un risultato di sorprendente umanit\u00e0.<br \/>\nDi quei popoli si sono susseguite a vario titolo costruzioni monumentali, imprese architettoniche, decorazioni, templi, tutti con funzioni diverse a seconda dei periodi di dominazione. Possiamo immaginare uomini dalle provenienze pi\u00f9 esotiche adoperarsi per forgiare elementi poi rimasti sul territorio o schiere di militari erigere torri o muraglie a protezione del singolo presidio. Per esempio in epoca greca il grado culturale della res publica era tale per cui ancora oggi ci rimangono di quel periodo fastosi templi per il culto o anfiteatri panoramici. Nel ricco periodo romano poi prevale tutto ci\u00f2 che di pi\u00f9 edonistico si possa concepire: ville con porti privati, terme, arene per giochi sportivi&#8230;<br \/>\nLe donne e gli uomini siciliani si sono abituati per forza di cose a convivere con il loro passato e tutti i giorni si trovano a calpestare una via vecchia di 2000 anni o a sporgersi da una balconata seicentesca.<br \/>\nEnzo Cammarata da Enna fa eco a Camilleri riguardo all&#8217;enorme patrimonio di segni e reperti: &#8220;Non si pu\u00f2 dire che il passato rivive in noi siciliani nel presente, perch\u00e9 il passato fa parte del nostro presente, soprattuto per quello che sta nel territorio. La villa romana del casale, Morgantina, Taormina, Siracusa, fanno parte del nostro presente perch\u00e9 sono monumenti inseriti nel contesto della nostra vita&#8221;.<\/p>\n<p>Chiunque visiti la Sicilia per la prima volta rimane folgorato da questo &#8220;insieme colto&#8221;, da una totale diversit\u00e0 rispetto alla propria citt\u00e0 o nazione di appartenenza. Su quest&#8217;isola i 5 sensi vengono amplificati dalla natura stessa: vedute, odori, sensazioni e perfino i suoni o i rumori nell&#8217;ambiente sono unici.<br \/>\nIn un ready-made pellicolare, Elia Festa ha voluto imprimere nella sua memoria questo patrimonio di storie. Paradossalmente Festa ha viaggiato in lungo e in largo nel territorio siciliano a caccia di &#8220;cartoline&#8221;, realizzandole per\u00f2 di sua mano fotograficamente: un enorme lascito artistico a futura memoria. &#8220;Questo ricordo lo vorrei raccontare&#8221; e&#8217; un insieme di immagini dalle composite sfumature dominanti che variano a seconda dei suoi umori quotidiani, in un viaggio lungo 2 mesi. I bianchi e neri classici ricordano proprio le cartoline di Taormina degli anni 50 e i viraggi magenta sembrano composizioni lasciate troppo al sole. La sua opera consta di 99 opere fotografiche 15&#215;22,5 cm. in cornici nere che una volta montate, formano una installazione lunga 3 metri e alta 2, mentre in questo libro la catalogazione e&#8217; del tutto casuale.<br \/>\nLo stesso Festa ricorda quella sua avventura artistica: &#8220;Quando partii per la Sicilia nell\u2019agosto del 2004, non avevo ben chiaro ci\u00f2 che avrei fatto, ma avevo un forte desiderio di entrare in un mondo particolare come il territorio siciliano, e cos\u00ec scoprii siti archeologici che si confondevano con effetti naturali come antiche colate laviche che evocavano battaglie ottocentesche, curiosissimi spettacoli come i mosaici dove i personaggi ritratti recitavano come fossero vivi; grotte, tombe, anfore, templi, muri, paesaggi e tanto altro ancora. Sin dai primi scatti mi resi conto che non fotografavo quello che vedevo, ma quello che sentivo, quello che pensavo di quello che vedevo, e non riuscii pi\u00f9 a fermarmi.&#8221;<\/p>\n<p>Come nelle installazioni di Eliasson &#8220;The sunset series&#8221; del 2006 o di Meyerowitz &#8220;Spring&#8221; del 2004, questo lavoro multiplo crea un effetto caleidoscopico, una vertigine visiva che spinge il visitatore a dover ritornare per ammirarne nuovi dettagli, nuove sfumature. Elia Festa dimostra l&#8217;abilit\u00e0 di riprodurre intenzionalmente la realt\u00e0 come un fotografo da cartolina, alternando l&#8217;immagine dalla luce giusta e dalla prospettiva normale a foto-scorci unici e irripetibili.<br \/>\nLa ricerca fatta da Festa sul territorio siciliano ricorda quella di Ed Ruscha sulla California pre-contemporanea dei primi anni 60. Lotti in costruzione, spazi di parcheggi vacanti, tetti piatti di capannoni, facciate di condomini e hotels. In Ruscha una banale veduta di un parcheggio vuoto in bianco e nero, diventa archeologia sociale per l&#8217;anno 3000, una serie di segni in memoria dell&#8217;homo economicus. Qui invece il ribaltamento temporale di 3000 anni ci consegna un ricordo da raccontare, non solo di chi fotografa ma anche di chi vede. Un dizionario siciliano quello di Elia Festa dai toni visivi minimali al pari di Roni Horn che nel suo &#8220;Dictionary of water &#8220;del 1999 registra per giorni diversi, colore, densit\u00e0, increspatura dell&#8217;acqua del Tamigi a Londra. Una fotografia eccentrica del tempo, che la Horn fa scorrere come l&#8217;acqua.<br \/>\nAllo stesso modo Festa vede con eccentricit\u00e0 la variet\u00e0 di segni del territorio siciliano e non fa distinzione tra una inquadratura del povero dammuso pantesco e quella del sontuoso mosaico di Villa Armerina. Il grado di adattamento culturale della sua personalit\u00e0 di uomo corre parallela a quella intellettuale dell&#8217;artista-fotografo. Anche su questo Camilleri \u00e8 lapidario: &#8220;L&#8217;eccentricit\u00e0 non riguarda semplicemente una certa classe sociale, ma \u00e8 trasversale a tutte le classi sociali. Credo che la forza dell&#8217;eccentricit\u00e0 sia un tipo di sguardo rivolto all&#8217;interno e che ha delle manifestazioni di eccentricit\u00e0 per coloro che lo guardano dall&#8217;esterno&#8230;.ma nell&#8217;interno e&#8217; una forza di coerenza e di carattere&#8221;.<br \/>\nCome uno di quei tanti siciliani che ho conosciuto in questi anni, anche Elia Festa ha da oggi la residenza sull&#8217;Isola e forse il suo epitaffio a margine di questo progetto verr\u00e0 trovato scolpito da qualche parte: \u201cDella Sicilia non ho fotografato quello che vedevo, ma quello che sentivo; quello che pensavo di quello che vedevo\u201d.<\/p>\n<p>Davide Faccioli<\/p><\/div>\n<div style=\"clear: both; text-align: left;\"><\/div>\n<div style=\"clear: both; text-align: left;\">Alcune immagini Di Elia Festa<\/div>\n<div style=\"clear: both; text-align: left;\"><\/div>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a style=\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"><img alt=\"\" width=\"640\" height=\"224\" border=\"0\" \/><\/a><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a style=\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"><img alt=\"\" width=\"640\" height=\"224\" border=\"0\" \/><\/a><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a style=\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"><img alt=\"\" width=\"640\" height=\"224\" border=\"0\" \/><\/a><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a style=\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"><img alt=\"\" width=\"640\" height=\"224\" border=\"0\" \/><\/a><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a style=\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"><img alt=\"\" width=\"640\" height=\"224\" border=\"0\" \/><\/a><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a style=\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"><img alt=\"\" width=\"640\" height=\"224\" border=\"0\" \/><\/a><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a style=\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"><img alt=\"\" width=\"640\" height=\"224\" border=\"0\" \/><\/a><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a style=\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"><img alt=\"\" width=\"640\" height=\"224\" border=\"0\" \/><\/a><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a style=\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"><img alt=\"\" width=\"640\" height=\"224\" border=\"0\" \/><\/a><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a style=\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"><img alt=\"\" width=\"640\" height=\"224\" border=\"0\" \/><\/a><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a style=\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"><img alt=\"\" width=\"640\" height=\"224\" border=\"0\" \/><\/a><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a style=\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"><img alt=\"\" width=\"640\" height=\"224\" border=\"0\" \/><\/a><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una Land Art lunga 3.000 anni La mostra SI.C.( )L.A &gt; Sicilia Come Land Art, intende rappresentare l&#8217;enorme patrimonio di &#8220;segni&#8221; lasciati dall&#8217;uomo nel corso di 3.000 anni di storia.\u00a0Viaggiare in Sicilia significa, infatti, imbattersi in una distesa infinita di costruzioni artistiche fatte dall&#8217;uomo sin dai primi insediamenti dei Fenici&#8230; da intatte architetture greche fino ad arrivare a recenti installazioni dell&#8217;uomo moderno. Cos\u00ec come inerpicandosi all&#8217;interno della riserva di Pantalica \u00e8 ancora possibile ammirare un intreccio di lunghi condotti elicoidali scavati nella roccia\u00a0da popolazioni Sicane, cos\u00ec a distanza di tre millenni, il labirintico cretto di Burri ricopre di cemento un\u2019intera area terremotata del Belice. Durante le &#8220;occupazioni&#8221; territoriali di greci, romani, arabi, normanni, aragonesi, spagnoli, schiere di artieri, architetti, artigiani hanno segnato il territorio come in nessun\u2019altra area geografica al mondo. Ancora oggi, in epoca post-industriale, ambigue esigenze evolutive e di sviluppo, lasciano sul paesaggio siciliano segni di contemporaneit\u00e0. La selezione delle opere in mostra si pu\u00f2 considerare, per intensit\u00e0 e approfondimento, come un insieme di autonomi progetti personali. Cos\u00ec Elia Festa con la grande installazione &#8220;Questo ricordo lo voglio raccontare&#8221; fatta di 99 fotografie-cartoline di residui architettonici greco-romani, colloca concettualmente questo lavoro dentro i canoni di una raffinata operazione ready-made, successivo a un lungo viaggio di ricerca &#8220;pellicolare&#8221; avvenuto in anni recenti in tutta la regione siciliana. A Mario Cresci con una serie di opere dal titolo &#8220;d&#8217;Apr\u00e8s Retablo&#8221; interessa invece, come a Consolo, lo sguardo sui particolari arricchito dal proprio diretto intervento su parti di natura come rocce, sabbia o fichi d&#8217;india; proprio manipolando gli elementi Cresci ci riporta a una visione teatrale e contemporanea a ricordare il passaggio dell&#8217;uomo nel corso della storia. SI.C.( )L.A. Photology Noto 6 giugno \u2013 30 luglio Via Carducci, 12 Noto (SR) ARTISTS _______ Mario Cresci Elia Festa Andrea Jemolo Anni Lepp\u00e4l\u00e4 Ettore Sottsass e con la partecipazione straordinaria di Sebastian Kr\u00fcger Di Elia Festa &#8211; Questo ricordo lo vorrei raccontare. \u00a0 Un dizionario siciliano Da quando nel 2002 ho deciso di trasferirmi per molti mesi all&#8217;anno sull&#8217;Isola, sono stato subito affascinato dal carattere e dalla personalit\u00e0 dei tanti siciliani che ho incontrato. Mi sono sempre chiesto del perch\u00e9 di questo mio profondo attaccamento alle genti di Sicilia e al loro territorio. In tutti questi anni ho cercato la risposta nelle parole di amici, colleghi, &#8220;grandi vecchi&#8221;, o in incontri casuali: tutte convincenti ma forse quella che magicamente le riassume sta in una intervista di Andrea Camilleri concessa al giornalista-regista tedesco Sebastian Kruger. &#8220;La Sicilia \u00e8 una grande isola che ha subito almeno 13 dominazioni e ha dovuto di volta in volta adattarsi a queste culture a queste civilt\u00e0 diverse prendendone il meglio e il peggio di volta in volta. Credo che questo continuo esercizio di adattamento abbia provocato qualcosa nel nostro DNA&#8221;. Personalmente credo che dopo quelle 13 dominazioni che includono Fenici, Greci, Romani, Arabi, Normanni, Spagnoli etc, il grado di adeguamento del siciliano alle diverse culture e&#8217; oggi quanto mai assoluto, con un risultato di sorprendente umanit\u00e0. Di quei popoli si sono susseguite a vario titolo costruzioni monumentali, imprese architettoniche, decorazioni, templi, tutti con funzioni diverse a seconda dei periodi di dominazione. Possiamo immaginare uomini dalle provenienze pi\u00f9 esotiche adoperarsi per forgiare elementi poi rimasti sul territorio o schiere di militari erigere torri o muraglie a protezione del singolo presidio. Per esempio in epoca greca il grado culturale della res publica era tale per cui ancora oggi ci rimangono di quel periodo fastosi templi per il culto o anfiteatri panoramici. Nel ricco periodo romano poi prevale tutto ci\u00f2 che di pi\u00f9 edonistico si possa concepire: ville con porti privati, terme, arene per giochi sportivi&#8230; Le donne e gli uomini siciliani si sono abituati per forza di cose a convivere con il loro passato e tutti i giorni si trovano a calpestare una via vecchia di 2000 anni o a sporgersi da una balconata seicentesca. Enzo Cammarata da Enna fa eco a Camilleri riguardo all&#8217;enorme patrimonio di segni e reperti: &#8220;Non si pu\u00f2 dire che il passato rivive in noi siciliani nel presente, perch\u00e9 il passato fa parte del nostro presente, soprattuto per quello che sta nel territorio. La villa romana del casale, Morgantina, Taormina, Siracusa, fanno parte del nostro presente perch\u00e9 sono monumenti inseriti nel contesto della nostra vita&#8221;. Chiunque visiti la Sicilia per la prima volta rimane folgorato da questo &#8220;insieme colto&#8221;, da una totale diversit\u00e0 rispetto alla propria citt\u00e0 o nazione di appartenenza. Su quest&#8217;isola i 5 sensi vengono amplificati dalla natura stessa: vedute, odori, sensazioni e perfino i suoni o i rumori nell&#8217;ambiente sono unici. In un ready-made pellicolare, Elia Festa ha voluto imprimere nella sua memoria questo patrimonio di storie. Paradossalmente Festa ha viaggiato in lungo e in largo nel territorio siciliano a caccia di &#8220;cartoline&#8221;, realizzandole per\u00f2 di sua mano fotograficamente: un enorme lascito artistico a futura memoria. &#8220;Questo ricordo lo vorrei raccontare&#8221; e&#8217; un insieme di immagini dalle composite sfumature dominanti che variano a seconda dei suoi umori quotidiani, in un viaggio lungo 2 mesi. I bianchi e neri classici ricordano proprio le cartoline di Taormina degli anni 50 e i viraggi magenta sembrano composizioni lasciate troppo al sole. La sua opera consta di 99 opere fotografiche 15&#215;22,5 cm. in cornici nere che una volta montate, formano una installazione lunga 3 metri e alta 2, mentre in questo libro la catalogazione e&#8217; del tutto casuale. Lo stesso Festa ricorda quella sua avventura artistica: &#8220;Quando partii per la Sicilia nell\u2019agosto del 2004, non avevo ben chiaro ci\u00f2 che avrei fatto, ma avevo un forte desiderio di entrare in un mondo particolare come il territorio siciliano, e cos\u00ec scoprii siti archeologici che si confondevano con effetti naturali come antiche colate laviche che evocavano battaglie ottocentesche, curiosissimi spettacoli come i mosaici dove i personaggi ritratti recitavano come fossero vivi; grotte, tombe, anfore, templi, muri, paesaggi e tanto altro ancora. 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