{"id":1622,"date":"2018-12-14T14:26:00","date_gmt":"2018-12-14T13:26:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.afipinternational.com\/news\/?p=1622"},"modified":"2018-12-14T14:28:33","modified_gmt":"2018-12-14T13:28:33","slug":"15-12-2018-serata-in-ricordo-di-romano-cagnoni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.afipinternational.com\/news\/2018\/12\/14\/15-12-2018-serata-in-ricordo-di-romano-cagnoni\/","title":{"rendered":"15\/12\/2018 &#8211; Serata in ricordo di Romano Cagnoni"},"content":{"rendered":"<p>\u201cLa ricca eredit\u00e0 di un testimone della Grande Storia\u201d<br \/>\nSerata in ricordo di Romano Cagnoni<\/p>\n<p>Conversazione con<br \/>\nPatricia Franceschetti Cagnoni, Bruno Segre e Franco Pagetti<\/p>\n<p>Triennale di Milano (viale Alemagna 6)<br \/>\nSabato 15 dicembre ore 19.00<br \/>\nIngresso gratuito (fino esaurimento dei posti)<\/p>\n<p>A dieci giorni dal primo appuntamento della stagione 2018\/2019 delle lectiones magistrales organizzate da AFIP International in collaborazione con CNA Professioni, sabato 15 dicembre si terr\u00e0 presso La Triennale di Milano alle ore 19 una serata speciale in ricordo di Romano Cagnoni, scomparso lo scorso gennaio.<br \/>\nDurante \u201cLa ricca eredit\u00e0 di un testimone della Grande Storia\u201d, questo il titolo dell\u2019incontro, insieme alla compagna di vita e di lavoro Patricia Franceschetti Cagnoni, lo studioso Bruno Segre e il fotoreporter Franco Pagetti verr\u00e0 ripercorsa la carriera di Cagnoni, riconosciuto come uno dei pi\u00f9 rappresentativi maestri del ventesimo secolo.<br \/>\nUn omaggio che AFIP International vuole tributare a un artista, che ha saputo raccontare con la schiettezza e la curiosit\u00e0 della sua macchina fotografica la verit\u00e0 e la storia degli uomini nei maggiori conflitti internazionali, realizzando reportage e copertine per le pi\u00f9 importanti riviste del mondo.<\/p>\n<div id=\"attachment_1625\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1625\" class=\"size-medium wp-image-1625\" src=\"http:\/\/www.afipinternational.com\/news\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Cagnoni02-2-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.afipinternational.com\/news\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Cagnoni02-2-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.afipinternational.com\/news\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Cagnoni02-2-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.afipinternational.com\/news\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Cagnoni02-2-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.afipinternational.com\/news\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Cagnoni02-2-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.afipinternational.com\/news\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Cagnoni02-2-330x220.jpg 330w, https:\/\/www.afipinternational.com\/news\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Cagnoni02-2-400x267.jpg 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-1625\" class=\"wp-caption-text\">Romano Cagnoni<\/p><\/div>\n<p><strong>Romano Cagnoni<\/strong><br \/>\nFotografo riconosciuto a livello internazionale come uno dei pi\u00f9 rappresentativi del ventesimo secolo, fu lo scrittore Harold Evans, gi\u00e0 editore del Sunday Times, ad inserirlo tra i pi\u00f9 grandi, nel suo libro Pictures on a Page, insieme a Don McCullin, Eugene Smith e Cartier-Bresson. Famoso per i lavori di documentazione di guerre e conflitti in ogni parte del mondo, le sue fotografie che raccontano la condizione umana in aree di crisi sono finite spesso sulle prime pagine dei giornali e sulle copertine dei pi\u00f9 importanti magazines europei e statunitensi, come Life, Stern, Observer, Paris Match, Times, Newsweek, Sunday Times, Epoca e L\u2019Espresso.<br \/>\nNativo di Pietrasanta, comincia qui a guadagnarsi il pane come fotografo, tra le spiagge e gli studi di scultura, per poi trasferirsi a Londra nel 1958. Nella capitale britannica, base per pi\u00f9 di trent\u2019anni, la sua carriera di fotogiornalista ha un impulso significativo dopo l\u2019incontro con Simon Guttmann, il mentore di Robert Capa, con cui nasce una collaborazione intensa. Fotografa la campagna elettorale di Harold Wilson, futuro primo ministro per il partito laburista, i funerali di Winston Churchill, meritandosi un successo e una stima che lo portano a diventare un referente di fiducia delle maggiori testate del momento. Primo fotografo occidentale indipendente ad essere ammesso nel Vietnam del Nord durante la guerra insieme a James Cameron, riesce a convincere Ho Chi-Minh a farsi fotografare guadagnandosi la copertina di Life Magazine. Durante la guerra civile in Nigeria segue il conflitto nel Biafra e anche qui ha modo di produrre reportage potenti che saranno pubblicati ovunque e gli procureranno il premio Overseas Press Award. Con lo scrittore Graham Greene documenta il Cile di Allende, poi il ritorno di Peron in Argentina, il conflitto in Israele, l\u2019Irlanda del nord, l\u2019Afghanistan, non c&#8217;\u00e8 luogo di furore umano in cui non sia stato coinvolto profondamente per raccontare storie viste dal di dentro, sempre con grande umanit\u00e0. Molti reportage li svolge pericolosamente, da clandestino, come a Dakka chiusa ai giornalisti durante la guerra del Bangladesh, in Afghanistan durante l&#8217;occupazione russa e in Polonia nel 1981, dove fotografa di nascosto gli inavvicinabili soldati dell&#8217;Armata Rossa. La guerra nella ex Jugoslavia la affronta con il banco ottico per mostrare le conseguenze nel territorio martoriato, e parte per la Cecenia, nel 1995, con l\u2019idea folle di installare uno studio di posa a Grozny per fare il ritratto dei guerriglieri che si oppongono all\u2019armata sovietica e, naturalmente, ci riuscir\u00e0. Tornato nella sua Toscana, si dedica a produzioni pi\u00f9 tranquille, ma ogni tanto continua a sentire il richiamo della Storia. Nel 2015, con il Medio Oriente che si incendia sempre pi\u00f9, insieme a sua moglie Patricia parte per Kobane, la citt\u00e0 siriana occupata dall\u2019Isis e appena liberata. Romano Cagnoni ha realizzato nella sua carriera 50 mostre personali, ha ricevuto molti premi e pubblicato 16 libri.<\/p>\n<p><strong>Patricia Franceschetti Cagnoni<\/strong><br \/>\nNasce a Neuch\u00e2tel (Svizzera) nel 1964, vive e studia a Torino fino al 1984, anno in cui si trasferisce a Londra, dove lavora per mantenersi e studia fotografia. Incontra e diventa assistente di Romano Cagnoni. Nel tempo libero, inizia a fotografare diversi argomenti per conto suo e continua a farlo anche al ritorno in Italia nel 1986, pubblicando le sue storie e i suoi articoli su diverse riviste. Tiene mostre personali e partecipa a collettive, vince un premio e continua a lavorare a fianco di Romano, con il quale si sposa nel 2000. Insieme si recano nei luoghi pi\u00f9 critici del mondo e pubblicano molte di queste storie insieme. Quando \u00e8 a casa a Pietrasanta, collabora con numerosi scultori per i loro cataloghi. In questo momento, sta organizzando, conservando e divulgando l\u2019archivio di Romano, scomparso a gennaio del 2018.<\/p>\n<p><strong>Bruno Segre<\/strong><br \/>\nNato a Lucerna nel 1930, ricercatore e operatore culturale indipendente, studia filosofia a Milano alla scuola di Antonio Banfi. Si occupa di sociologia della cooperazione ed educazione degli adulti nell\u2019ambito del Movimento Comunit\u00e0 fondato da Adriano Olivetti. Insegna in Svizzera dal 1964 al 1969. Per oltre dieci anni fa parte del Consiglio del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano. Dal 1991 al 2007 presiede l\u2019Associazione \u201cAmici di Nev\u00e9 Shalom \/ Wahat al-Salam\u201d. Dirige dal 2001 al 2011 il periodico di vita e cultura ebraica\u00a0 Keshet. Suoi contributi su vari aspetti e momenti della cultura e della storia degli ebrei sono apparsi in periodici quali Comunit\u00e0, Confronti, Contemplate: The International Journal of Cultural Jewish Thought, Diario, Il Gallo, Ha Keillah, qdR \u2013 qualcosa di Riformista, QOL, Il Regno. \u00c8 autore di numerosi saggi, tra cui Gli ebrei in Italia (Fenice 2000, 1993;nuova edizione La Giuntina, 2001), Shoah (Il Saggiatore, 1998; nuova edizione 2003), Israele la paura la speranza (Wingsbert House, 2014), Adriano Olivetti. Un umanesimo dei tempi moderni (Imprimatur, 2015), Che razza di ebreo sono io (Casagrande, 2017). \u00c8 sposato con Matilde Ottino, ha tre figli e cinque nipoti. Vive a Milano.<\/p>\n<p><strong>Franco Pagetti<\/strong><br \/>\nFotografo italiano, celebre per le sue raffigurazioni di conflitti, \u00e8 membro dell\u2019Agenzia VII di New York. Lavora su progetti indipendenti a lungo termine usando la fotografia e il video. Si \u00e8 dedicato allo studio delle questioni sociali, esplorando la relazione tra Potere e individui per vedere nei cuori di persone coinvolte in conflitti e dare voce alla fragilit\u00e0 della natura umana. Nel corso della sua carriera, Pagetti ha coperto conflitti in Afghanistan, Kosovo, Timor Est, Kashmir, Palestina, Sierra Leone, Repubblica Democratica del Congo, Libano, Colombia, Somalia, Sudan del Sud, Egitto, Libia e Siria. \u00c8 stato in Iraq da gennaio 2003 (tre mesi prima dell&#8217;invasione di Baghdad) fino alla fine del 2008 come collaboratore residente per la rivista TIME. Pi\u00f9 recentemente, Pagetti ha fatto ritorno alla fotografia di moda, pur continuando ad adottare il suo inconfondibile approccio reportagistico. Le sue riconoscibili immagini per la campagna pubblicitaria 2016 di Dolce &amp; Gabbana sulle strade di Napoli mostrano la gente della citt\u00e0 tanto quanto i modelli stessi. Numerosi sono i riconoscimenti ottenuti per le sue opere, collabora regolarmente per importanti pubblicazioni in tutto il mondo, ei suoi progetti sono stati presentati in forma di installazioni, mostre e proiezioni in festival e nelle gallerie in tutto il mondo. \u00c8 impegnato in attivit\u00e0 didattiche, tenendo regolarmente lezioni universitarie e laboratori didattici a livello internazionale. Nel 2012 il suo film per MSF girato nella Repubblica Democratica del Congo \u00e8 stato nominato per un Emmy Award insieme ad altri fotografi dell\u2019agenzia VII. Un documentario sul suo lavoro in Iraq, Shooting War, \u00e8 stato proiettato nell&#8217;aprile 2017 al Tribeca Film Festival di New York. Vive tra Milano e New York.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cLa ricca eredit\u00e0 di un testimone della Grande Storia\u201d Serata in ricordo di Romano Cagnoni Conversazione con Patricia Franceschetti Cagnoni, Bruno Segre e Franco Pagetti Triennale di Milano (viale Alemagna 6) Sabato 15 dicembre ore 19.00 Ingresso gratuito (fino esaurimento dei posti) A dieci giorni dal primo appuntamento della stagione 2018\/2019 delle lectiones magistrales organizzate da AFIP International in collaborazione con CNA Professioni, sabato 15 dicembre si terr\u00e0 presso La Triennale di Milano alle ore 19 una serata speciale in ricordo di Romano Cagnoni, scomparso lo scorso gennaio. 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Romano Cagnoni Fotografo riconosciuto a livello internazionale come uno dei pi\u00f9 rappresentativi del ventesimo secolo, fu lo scrittore Harold Evans, gi\u00e0 editore del Sunday Times, ad inserirlo tra i pi\u00f9 grandi, nel suo libro Pictures on a Page, insieme a Don McCullin, Eugene Smith e Cartier-Bresson. Famoso per i lavori di documentazione di guerre e conflitti in ogni parte del mondo, le sue fotografie che raccontano la condizione umana in aree di crisi sono finite spesso sulle prime pagine dei giornali e sulle copertine dei pi\u00f9 importanti magazines europei e statunitensi, come Life, Stern, Observer, Paris Match, Times, Newsweek, Sunday Times, Epoca e L\u2019Espresso. Nativo di Pietrasanta, comincia qui a guadagnarsi il pane come fotografo, tra le spiagge e gli studi di scultura, per poi trasferirsi a Londra nel 1958. Nella capitale britannica, base per pi\u00f9 di trent\u2019anni, la sua carriera di fotogiornalista ha un impulso significativo dopo l\u2019incontro con Simon Guttmann, il mentore di Robert Capa, con cui nasce una collaborazione intensa. Fotografa la campagna elettorale di Harold Wilson, futuro primo ministro per il partito laburista, i funerali di Winston Churchill, meritandosi un successo e una stima che lo portano a diventare un referente di fiducia delle maggiori testate del momento. Primo fotografo occidentale indipendente ad essere ammesso nel Vietnam del Nord durante la guerra insieme a James Cameron, riesce a convincere Ho Chi-Minh a farsi fotografare guadagnandosi la copertina di Life Magazine. Durante la guerra civile in Nigeria segue il conflitto nel Biafra e anche qui ha modo di produrre reportage potenti che saranno pubblicati ovunque e gli procureranno il premio Overseas Press Award. Con lo scrittore Graham Greene documenta il Cile di Allende, poi il ritorno di Peron in Argentina, il conflitto in Israele, l\u2019Irlanda del nord, l\u2019Afghanistan, non c&#8217;\u00e8 luogo di furore umano in cui non sia stato coinvolto profondamente per raccontare storie viste dal di dentro, sempre con grande umanit\u00e0. Molti reportage li svolge pericolosamente, da clandestino, come a Dakka chiusa ai giornalisti durante la guerra del Bangladesh, in Afghanistan durante l&#8217;occupazione russa e in Polonia nel 1981, dove fotografa di nascosto gli inavvicinabili soldati dell&#8217;Armata Rossa. La guerra nella ex Jugoslavia la affronta con il banco ottico per mostrare le conseguenze nel territorio martoriato, e parte per la Cecenia, nel 1995, con l\u2019idea folle di installare uno studio di posa a Grozny per fare il ritratto dei guerriglieri che si oppongono all\u2019armata sovietica e, naturalmente, ci riuscir\u00e0. Tornato nella sua Toscana, si dedica a produzioni pi\u00f9 tranquille, ma ogni tanto continua a sentire il richiamo della Storia. Nel 2015, con il Medio Oriente che si incendia sempre pi\u00f9, insieme a sua moglie Patricia parte per Kobane, la citt\u00e0 siriana occupata dall\u2019Isis e appena liberata. Romano Cagnoni ha realizzato nella sua carriera 50 mostre personali, ha ricevuto molti premi e pubblicato 16 libri. Patricia Franceschetti Cagnoni Nasce a Neuch\u00e2tel (Svizzera) nel 1964, vive e studia a Torino fino al 1984, anno in cui si trasferisce a Londra, dove lavora per mantenersi e studia fotografia. Incontra e diventa assistente di Romano Cagnoni. Nel tempo libero, inizia a fotografare diversi argomenti per conto suo e continua a farlo anche al ritorno in Italia nel 1986, pubblicando le sue storie e i suoi articoli su diverse riviste. Tiene mostre personali e partecipa a collettive, vince un premio e continua a lavorare a fianco di Romano, con il quale si sposa nel 2000. Insieme si recano nei luoghi pi\u00f9 critici del mondo e pubblicano molte di queste storie insieme. Quando \u00e8 a casa a Pietrasanta, collabora con numerosi scultori per i loro cataloghi. In questo momento, sta organizzando, conservando e divulgando l\u2019archivio di Romano, scomparso a gennaio del 2018. Bruno Segre Nato a Lucerna nel 1930, ricercatore e operatore culturale indipendente, studia filosofia a Milano alla scuola di Antonio Banfi. Si occupa di sociologia della cooperazione ed educazione degli adulti nell\u2019ambito del Movimento Comunit\u00e0 fondato da Adriano Olivetti. Insegna in Svizzera dal 1964 al 1969. Per oltre dieci anni fa parte del Consiglio del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano. Dal 1991 al 2007 presiede l\u2019Associazione \u201cAmici di Nev\u00e9 Shalom \/ Wahat al-Salam\u201d. Dirige dal 2001 al 2011 il periodico di vita e cultura ebraica\u00a0 Keshet. Suoi contributi su vari aspetti e momenti della cultura e della storia degli ebrei sono apparsi in periodici quali Comunit\u00e0, Confronti, Contemplate: The International Journal of Cultural Jewish Thought, Diario, Il Gallo, Ha Keillah, qdR \u2013 qualcosa di Riformista, QOL, Il Regno. \u00c8 autore di numerosi saggi, tra cui Gli ebrei in Italia (Fenice 2000, 1993;nuova edizione La Giuntina, 2001), Shoah (Il Saggiatore, 1998; nuova edizione 2003), Israele la paura la speranza (Wingsbert House, 2014), Adriano Olivetti. Un umanesimo dei tempi moderni (Imprimatur, 2015), Che razza di ebreo sono io (Casagrande, 2017). \u00c8 sposato con Matilde Ottino, ha tre figli e cinque nipoti. Vive a Milano. 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