Lectio Magistralis

30/05/2019 – MUSTAFA SABBAGH

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MUSTAFA SABBAGH

“Ceci n’est pas un selfie”
Il pensiero dietro il ritratto nella fotografia contemporanea

 in conversazione con
Antonio Mancinelli

Triennale di Milano (viale Alemagna 6)
Giovedì 30 maggio ore 19.00

Per il ciclo di Lectio Magistralis Fotografia e dintorni, organizzato da AFIP International in collaborazione con CNA Professioni, è in programma un nuovo esclusivo appuntamento giovedì 30 maggio alle ore 19 presso La Triennale di Milano: protagonista Mustafa Sabbagh, “uno dei cento fotografi più influenti al mondo” secondo il curatore e storico dell’arte Peter Weiermair, e unico italiano tra i quaranta ritrattisti di nudo più importanti su scala internazionale.

In conversazione con il giornalista Antonio Mancinelli, il celebre fotografo ed artista condurrà il pubblico in un affascinante percorso sul ritratto e l’autoritratto come forma d’arte, attraverso un excursus sui protagonisti della fotografia, della storia dell’arte, della letteratura, del teatro e del cinema, che hanno tracciato un solco dal punto di vista iconografico ed educativo nella costruzione della propria immagine, in figura o a parole.

Nell’era del “selfie ergo sum”, sostiene Sabbagh “l’autoritratto impone una triplice assunzione di ruoli da parte dell’artista, in autore/soggetto/osservatore di se stesso”, da ciò deriva l’imprescindibilità della capacità di concezione e realizzazione di un proprio stile e di propri riconoscibili stilemi da parte dell’artista: dal Narciso di Caravaggio a una Cindy Sherman-Narciso, si verrà guidati attraverso artisti divenuti nella storia dell’arte e della fotografia  opere d’arte in virtù del loro scarto progettuale, della loro consapevolezza nello spazio che occupano, di un self-control più o meno domato, che rivela intimamente, violentemente o delicatamente, la propria natura.

Mustafa Sabbagh

Nato ad Amman (Giordania, 1961), vive e lavora in Italia. Già assistente di Richard Avedon e docente al Central Saint Martins College of Art and Design di Londra, Sabbagh concentra la sua ricerca nell’arte contemporanea per mezzo della fotografia, della video-arte e dell’installazione site-specific.

Spesso protagonista di interviste e documentari che indagano nelle sue visioni, nel 2013 Sky Arte HD, attraverso la serie Fotografi, lo ha eletto tra gli 8 artisti più significativi del panorama nazionale contemporaneo, e nel 2017 Rai5 l’ha indicato come il cantore privilegiato del lato oscuro della Bellezza attraverso il documentario di produzione internazionale The Sense of Beauty. Ad oggi Mustafa Sabbagh è stato riconosciuto, da uno storico dell’arte e della fotografia quale Peter Weiermair, come uno dei 100 fotografi più influenti al mondo ed uno dei 40 ritrattisti di nudo tra i più rilevanti su scala internazionale.

In seguito alla sua prima mostra antologica “XI Comandamento: Non dimenticare”, il Sindaco Leoluca Orlando, “manifestando profonda ammirazione per la sua arte ed il suo sguardo verso lo stesso punto estremo dell’orizzonte”, gli ha conferito la cittadinanza onoraria del Comune di Palermo. Sempre nel 2016, la compagnia teatrale Nèon (CT) si ispira alla sua opera omnia per la realizzazione della pièce “Invasioni – dedicato a Mustafa Sabbagh”, eletto da Panorama come uno dei 10 migliori spettacoli teatrali del 2016. Mustafa Sabbagh è stato inoltre chiamato a risemantizzare, a dimostrazione che l’arte è un continuum, l’Ebe di Canova (Musei San Domenico, Forlì, 2017), la Venere Pudica di Botticelli (Palazzo dei Diamanti, Ferrara, 2017), la Venere dei Porti di Sironi (Casa Museo Boschi Di Stefano, Milano, 2015).

Le sue opere sono presenti in numerose monografie e pubblicazioni accreditate internazionalmente, e in molteplici collezioni permanenti, in Italia e all’estero – incluse le storiche Collezione Arte Farnesina (Roma), la collezione della Fondazione Orestiadi (Gibellina) e l’acquisizione di un suo progetto nella collezione di arte contemporanea del MAXXI (Roma).

Foto di Elisabetta Claudio

Antonio Mancinelli

Giornalista professionista dal 1991, ha cominciato giovanissimo a scrivere per la cronaca romana del Corriere della Sera. È stato il primo giornalista uomo a occuparsi in modo specifico di moda, cogliendone gli aspetti più legati ai cambiamenti sociali, economici e antropologici. Attualmente è membro della Commissione Moda indetta dal Ministero dei Beni Culturali (MiBAC) e caporedattore di Marie Claire, ma nel corso della sua carriera ha scritto per vari periodici: da Diario – per cui ha collaborato dal primo all’ultimo numero – a Vogue Italia, da Il Sole 24 Ore a Milano Finanza fashion, passando per Gioia, Grazia, Vanity Fair, Elle, Style, Io Donna. Tiene seminari nei più importanti atenei italiani e stranieri (il Politecnico e La Statale e lo Iulm a Milano, lo IUAV a Venezia, La Sapienza a Roma, l’Alma Mater Studiorum a Bologna) oltre a essere “visiting professor” in molte scuole professionali. Dal 1992 è titolare della cattedra “Analisi del Sistema Moda” alla Domus Academy di Milano, e ha tenuto lecture all’Accademia di Costume e Moda a Roma, al Polimoda di Firenze, alla Naba e all’Istituto Marangoni di Milano, tra le altre. Ha pubblicato vari libri, tra cui Moda! (2006), la monografia Antonio Marras (2006), Finalmente libere (2010). Il suo libro Fashion Box (2011) è stato tradotto in undici lingue. Ha curato e scritto saggi per cataloghi di mostre legate alla moda e all’arte. Tra le ultime, ha scritto un testo per la mostra in Triennale di Rick Owens e per Italiana – L’Italia vista dalla moda 1971-2001, che si è tenuta nelle sale di Palazzo Reale di Milano. A giugno 2018 ha curato la prima mostra del designer Giulio Ceppi, che si è tenuta in Triennale, a Milano. Ama la moda, molto meno la gente che dice di amarla. Detesta, come Nanni Moretti, la parola “trendy”. Continua a sognare un mondo dove ognuno si vesta come vuole e non come deve. Purtroppo, non gli crede nessuno.

Foto di Mustafa Sabbagh

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