Lectio Magistralis

15/12/2018 – Serata in ricordo di Romano Cagnoni

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“La ricca eredità di un testimone della Grande Storia”
Serata in ricordo di Romano Cagnoni

Conversazione con
Patricia Franceschetti Cagnoni, Bruno Segre e Franco Pagetti

Triennale di Milano (viale Alemagna 6)
Sabato 15 dicembre ore 19.00
Ingresso gratuito (fino esaurimento dei posti)

A dieci giorni dal primo appuntamento della stagione 2018/2019 delle lectiones magistrales organizzate da AFIP International in collaborazione con CNA Professioni, sabato 15 dicembre si terrà presso La Triennale di Milano alle ore 19 una serata speciale in ricordo di Romano Cagnoni, scomparso lo scorso gennaio.
Durante “La ricca eredità di un testimone della Grande Storia”, questo il titolo dell’incontro, insieme alla compagna di vita e di lavoro Patricia Franceschetti Cagnoni, lo studioso Bruno Segre e il fotoreporter Franco Pagetti verrà ripercorsa la carriera di Cagnoni, riconosciuto come uno dei più rappresentativi maestri del ventesimo secolo.
Un omaggio che AFIP International vuole tributare a un artista, che ha saputo raccontare con la schiettezza e la curiosità della sua macchina fotografica la verità e la storia degli uomini nei maggiori conflitti internazionali, realizzando reportage e copertine per le più importanti riviste del mondo.

Romano Cagnoni

Romano Cagnoni
Fotografo riconosciuto a livello internazionale come uno dei più rappresentativi del ventesimo secolo, fu lo scrittore Harold Evans, già editore del Sunday Times, ad inserirlo tra i più grandi, nel suo libro Pictures on a Page, insieme a Don McCullin, Eugene Smith e Cartier-Bresson. Famoso per i lavori di documentazione di guerre e conflitti in ogni parte del mondo, le sue fotografie che raccontano la condizione umana in aree di crisi sono finite spesso sulle prime pagine dei giornali e sulle copertine dei più importanti magazines europei e statunitensi, come Life, Stern, Observer, Paris Match, Times, Newsweek, Sunday Times, Epoca e L’Espresso.
Nativo di Pietrasanta, comincia qui a guadagnarsi il pane come fotografo, tra le spiagge e gli studi di scultura, per poi trasferirsi a Londra nel 1958. Nella capitale britannica, base per più di trent’anni, la sua carriera di fotogiornalista ha un impulso significativo dopo l’incontro con Simon Guttmann, il mentore di Robert Capa, con cui nasce una collaborazione intensa. Fotografa la campagna elettorale di Harold Wilson, futuro primo ministro per il partito laburista, i funerali di Winston Churchill, meritandosi un successo e una stima che lo portano a diventare un referente di fiducia delle maggiori testate del momento. Primo fotografo occidentale indipendente ad essere ammesso nel Vietnam del Nord durante la guerra insieme a James Cameron, riesce a convincere Ho Chi-Minh a farsi fotografare guadagnandosi la copertina di Life Magazine. Durante la guerra civile in Nigeria segue il conflitto nel Biafra e anche qui ha modo di produrre reportage potenti che saranno pubblicati ovunque e gli procureranno il premio Overseas Press Award. Con lo scrittore Graham Greene documenta il Cile di Allende, poi il ritorno di Peron in Argentina, il conflitto in Israele, l’Irlanda del nord, l’Afghanistan, non c’è luogo di furore umano in cui non sia stato coinvolto profondamente per raccontare storie viste dal di dentro, sempre con grande umanità. Molti reportage li svolge pericolosamente, da clandestino, come a Dakka chiusa ai giornalisti durante la guerra del Bangladesh, in Afghanistan durante l’occupazione russa e in Polonia nel 1981, dove fotografa di nascosto gli inavvicinabili soldati dell’Armata Rossa. La guerra nella ex Jugoslavia la affronta con il banco ottico per mostrare le conseguenze nel territorio martoriato, e parte per la Cecenia, nel 1995, con l’idea folle di installare uno studio di posa a Grozny per fare il ritratto dei guerriglieri che si oppongono all’armata sovietica e, naturalmente, ci riuscirà. Tornato nella sua Toscana, si dedica a produzioni più tranquille, ma ogni tanto continua a sentire il richiamo della Storia. Nel 2015, con il Medio Oriente che si incendia sempre più, insieme a sua moglie Patricia parte per Kobane, la città siriana occupata dall’Isis e appena liberata. Romano Cagnoni ha realizzato nella sua carriera 50 mostre personali, ha ricevuto molti premi e pubblicato 16 libri.

Patricia Franceschetti Cagnoni
Nasce a Neuchâtel (Svizzera) nel 1964, vive e studia a Torino fino al 1984, anno in cui si trasferisce a Londra, dove lavora per mantenersi e studia fotografia. Incontra e diventa assistente di Romano Cagnoni. Nel tempo libero, inizia a fotografare diversi argomenti per conto suo e continua a farlo anche al ritorno in Italia nel 1986, pubblicando le sue storie e i suoi articoli su diverse riviste. Tiene mostre personali e partecipa a collettive, vince un premio e continua a lavorare a fianco di Romano, con il quale si sposa nel 2000. Insieme si recano nei luoghi più critici del mondo e pubblicano molte di queste storie insieme. Quando è a casa a Pietrasanta, collabora con numerosi scultori per i loro cataloghi. In questo momento, sta organizzando, conservando e divulgando l’archivio di Romano, scomparso a gennaio del 2018.

Bruno Segre
Nato a Lucerna nel 1930, ricercatore e operatore culturale indipendente, studia filosofia a Milano alla scuola di Antonio Banfi. Si occupa di sociologia della cooperazione ed educazione degli adulti nell’ambito del Movimento Comunità fondato da Adriano Olivetti. Insegna in Svizzera dal 1964 al 1969. Per oltre dieci anni fa parte del Consiglio del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano. Dal 1991 al 2007 presiede l’Associazione “Amici di Nevé Shalom / Wahat al-Salam”. Dirige dal 2001 al 2011 il periodico di vita e cultura ebraica  Keshet. Suoi contributi su vari aspetti e momenti della cultura e della storia degli ebrei sono apparsi in periodici quali Comunità, Confronti, Contemplate: The International Journal of Cultural Jewish Thought, Diario, Il Gallo, Ha Keillah, qdR – qualcosa di Riformista, QOL, Il Regno. È autore di numerosi saggi, tra cui Gli ebrei in Italia (Fenice 2000, 1993;nuova edizione La Giuntina, 2001), Shoah (Il Saggiatore, 1998; nuova edizione 2003), Israele la paura la speranza (Wingsbert House, 2014), Adriano Olivetti. Un umanesimo dei tempi moderni (Imprimatur, 2015), Che razza di ebreo sono io (Casagrande, 2017). È sposato con Matilde Ottino, ha tre figli e cinque nipoti. Vive a Milano.

Franco Pagetti
Fotografo italiano, celebre per le sue raffigurazioni di conflitti, è membro dell’Agenzia VII di New York. Lavora su progetti indipendenti a lungo termine usando la fotografia e il video. Si è dedicato allo studio delle questioni sociali, esplorando la relazione tra Potere e individui per vedere nei cuori di persone coinvolte in conflitti e dare voce alla fragilità della natura umana. Nel corso della sua carriera, Pagetti ha coperto conflitti in Afghanistan, Kosovo, Timor Est, Kashmir, Palestina, Sierra Leone, Repubblica Democratica del Congo, Libano, Colombia, Somalia, Sudan del Sud, Egitto, Libia e Siria. È stato in Iraq da gennaio 2003 (tre mesi prima dell’invasione di Baghdad) fino alla fine del 2008 come collaboratore residente per la rivista TIME. Più recentemente, Pagetti ha fatto ritorno alla fotografia di moda, pur continuando ad adottare il suo inconfondibile approccio reportagistico. Le sue riconoscibili immagini per la campagna pubblicitaria 2016 di Dolce & Gabbana sulle strade di Napoli mostrano la gente della città tanto quanto i modelli stessi. Numerosi sono i riconoscimenti ottenuti per le sue opere, collabora regolarmente per importanti pubblicazioni in tutto il mondo, ei suoi progetti sono stati presentati in forma di installazioni, mostre e proiezioni in festival e nelle gallerie in tutto il mondo. È impegnato in attività didattiche, tenendo regolarmente lezioni universitarie e laboratori didattici a livello internazionale. Nel 2012 il suo film per MSF girato nella Repubblica Democratica del Congo è stato nominato per un Emmy Award insieme ad altri fotografi dell’agenzia VII. Un documentario sul suo lavoro in Iraq, Shooting War, è stato proiettato nell’aprile 2017 al Tribeca Film Festival di New York. Vive tra Milano e New York.

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