Mostre

Elia Festa a “Sicilia come Land Art”

Una Land Art lunga 3.000 anni

La mostra SI.C.( )L.A > Sicilia Come Land Art, intende rappresentare l’enorme patrimonio di “segni” lasciati dall’uomo nel corso di 3.000 anni di storia. Viaggiare in Sicilia significa, infatti, imbattersi in una distesa infinita di costruzioni artistiche fatte dall’uomo sin dai primi insediamenti dei Fenici… da intatte architetture greche fino ad arrivare a recenti installazioni dell’uomo moderno. Così come inerpicandosi all’interno della riserva di Pantalica è ancora possibile ammirare un intreccio di lunghi condotti elicoidali scavati nella roccia da popolazioni Sicane, così a distanza di tre millenni, il labirintico cretto di Burri ricopre di cemento un’intera area terremotata del Belice. Durante le “occupazioni” territoriali di greci, romani, arabi, normanni, aragonesi, spagnoli, schiere di artieri, architetti, artigiani hanno segnato il territorio come in nessun’altra area geografica al mondo. Ancora oggi, in epoca post-industriale, ambigue esigenze evolutive e di sviluppo, lasciano sul paesaggio siciliano segni di contemporaneità.
La selezione delle opere in mostra si può considerare, per intensità e approfondimento, come un insieme di autonomi progetti personali. Così Elia Festa con la grande installazione “Questo ricordo lo voglio raccontare” fatta di 99 fotografie-cartoline di residui architettonici greco-romani, colloca concettualmente questo lavoro dentro i canoni di una raffinata operazione ready-made, successivo a un lungo viaggio di ricerca “pellicolare” avvenuto in anni recenti in tutta la regione siciliana. A Mario Cresci con una serie di opere dal titolo “d’Après Retablo” interessa invece, come a Consolo, lo sguardo sui particolari arricchito dal proprio diretto intervento su parti di natura come rocce, sabbia o fichi d’india; proprio manipolando gli elementi Cresci ci riporta a una visione teatrale e contemporanea a ricordare il passaggio dell’uomo nel corso della storia.

SI.C.( )L.A.
Photology Noto
6 giugno – 30 luglio
Via Carducci, 12
Noto (SR)

ARTISTS
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Mario Cresci
Elia Festa
Andrea Jemolo
Anni Leppälä
Ettore Sottsass

e con la partecipazione straordinaria di Sebastian Krüger

Di Elia Festa – Questo ricordo lo vorrei raccontare.

Un dizionario siciliano

Da quando nel 2002 ho deciso di trasferirmi per molti mesi all’anno sull’Isola, sono stato subito affascinato dal carattere e dalla personalità dei tanti siciliani che ho incontrato. Mi sono sempre chiesto del perché di questo mio profondo attaccamento alle genti di Sicilia e al loro territorio. In tutti questi anni ho cercato la risposta nelle parole di amici, colleghi, “grandi vecchi”, o in incontri casuali: tutte convincenti ma forse quella che magicamente le riassume sta in una intervista di Andrea Camilleri concessa al giornalista-regista tedesco Sebastian Kruger.
“La Sicilia è una grande isola che ha subito almeno 13 dominazioni e ha dovuto di volta in volta adattarsi a queste culture a queste civiltà diverse prendendone il meglio e il peggio di volta in volta. Credo che questo continuo esercizio di adattamento abbia provocato qualcosa nel nostro DNA”.
Personalmente credo che dopo quelle 13 dominazioni che includono Fenici, Greci, Romani, Arabi, Normanni, Spagnoli etc, il grado di adeguamento del siciliano alle diverse culture e’ oggi quanto mai assoluto, con un risultato di sorprendente umanità.
Di quei popoli si sono susseguite a vario titolo costruzioni monumentali, imprese architettoniche, decorazioni, templi, tutti con funzioni diverse a seconda dei periodi di dominazione. Possiamo immaginare uomini dalle provenienze più esotiche adoperarsi per forgiare elementi poi rimasti sul territorio o schiere di militari erigere torri o muraglie a protezione del singolo presidio. Per esempio in epoca greca il grado culturale della res publica era tale per cui ancora oggi ci rimangono di quel periodo fastosi templi per il culto o anfiteatri panoramici. Nel ricco periodo romano poi prevale tutto ciò che di più edonistico si possa concepire: ville con porti privati, terme, arene per giochi sportivi…
Le donne e gli uomini siciliani si sono abituati per forza di cose a convivere con il loro passato e tutti i giorni si trovano a calpestare una via vecchia di 2000 anni o a sporgersi da una balconata seicentesca.
Enzo Cammarata da Enna fa eco a Camilleri riguardo all’enorme patrimonio di segni e reperti: “Non si può dire che il passato rivive in noi siciliani nel presente, perché il passato fa parte del nostro presente, soprattuto per quello che sta nel territorio. La villa romana del casale, Morgantina, Taormina, Siracusa, fanno parte del nostro presente perché sono monumenti inseriti nel contesto della nostra vita”.

Chiunque visiti la Sicilia per la prima volta rimane folgorato da questo “insieme colto”, da una totale diversità rispetto alla propria città o nazione di appartenenza. Su quest’isola i 5 sensi vengono amplificati dalla natura stessa: vedute, odori, sensazioni e perfino i suoni o i rumori nell’ambiente sono unici.
In un ready-made pellicolare, Elia Festa ha voluto imprimere nella sua memoria questo patrimonio di storie. Paradossalmente Festa ha viaggiato in lungo e in largo nel territorio siciliano a caccia di “cartoline”, realizzandole però di sua mano fotograficamente: un enorme lascito artistico a futura memoria. “Questo ricordo lo vorrei raccontare” e’ un insieme di immagini dalle composite sfumature dominanti che variano a seconda dei suoi umori quotidiani, in un viaggio lungo 2 mesi. I bianchi e neri classici ricordano proprio le cartoline di Taormina degli anni 50 e i viraggi magenta sembrano composizioni lasciate troppo al sole. La sua opera consta di 99 opere fotografiche 15×22,5 cm. in cornici nere che una volta montate, formano una installazione lunga 3 metri e alta 2, mentre in questo libro la catalogazione e’ del tutto casuale.
Lo stesso Festa ricorda quella sua avventura artistica: “Quando partii per la Sicilia nell’agosto del 2004, non avevo ben chiaro ciò che avrei fatto, ma avevo un forte desiderio di entrare in un mondo particolare come il territorio siciliano, e così scoprii siti archeologici che si confondevano con effetti naturali come antiche colate laviche che evocavano battaglie ottocentesche, curiosissimi spettacoli come i mosaici dove i personaggi ritratti recitavano come fossero vivi; grotte, tombe, anfore, templi, muri, paesaggi e tanto altro ancora. Sin dai primi scatti mi resi conto che non fotografavo quello che vedevo, ma quello che sentivo, quello che pensavo di quello che vedevo, e non riuscii più a fermarmi.”

Come nelle installazioni di Eliasson “The sunset series” del 2006 o di Meyerowitz “Spring” del 2004, questo lavoro multiplo crea un effetto caleidoscopico, una vertigine visiva che spinge il visitatore a dover ritornare per ammirarne nuovi dettagli, nuove sfumature. Elia Festa dimostra l’abilità di riprodurre intenzionalmente la realtà come un fotografo da cartolina, alternando l’immagine dalla luce giusta e dalla prospettiva normale a foto-scorci unici e irripetibili.
La ricerca fatta da Festa sul territorio siciliano ricorda quella di Ed Ruscha sulla California pre-contemporanea dei primi anni 60. Lotti in costruzione, spazi di parcheggi vacanti, tetti piatti di capannoni, facciate di condomini e hotels. In Ruscha una banale veduta di un parcheggio vuoto in bianco e nero, diventa archeologia sociale per l’anno 3000, una serie di segni in memoria dell’homo economicus. Qui invece il ribaltamento temporale di 3000 anni ci consegna un ricordo da raccontare, non solo di chi fotografa ma anche di chi vede. Un dizionario siciliano quello di Elia Festa dai toni visivi minimali al pari di Roni Horn che nel suo “Dictionary of water “del 1999 registra per giorni diversi, colore, densità, increspatura dell’acqua del Tamigi a Londra. Una fotografia eccentrica del tempo, che la Horn fa scorrere come l’acqua.
Allo stesso modo Festa vede con eccentricità la varietà di segni del territorio siciliano e non fa distinzione tra una inquadratura del povero dammuso pantesco e quella del sontuoso mosaico di Villa Armerina. Il grado di adattamento culturale della sua personalità di uomo corre parallela a quella intellettuale dell’artista-fotografo. Anche su questo Camilleri è lapidario: “L’eccentricità non riguarda semplicemente una certa classe sociale, ma è trasversale a tutte le classi sociali. Credo che la forza dell’eccentricità sia un tipo di sguardo rivolto all’interno e che ha delle manifestazioni di eccentricità per coloro che lo guardano dall’esterno….ma nell’interno e’ una forza di coerenza e di carattere”.
Come uno di quei tanti siciliani che ho conosciuto in questi anni, anche Elia Festa ha da oggi la residenza sull’Isola e forse il suo epitaffio a margine di questo progetto verrà trovato scolpito da qualche parte: “Della Sicilia non ho fotografato quello che vedevo, ma quello che sentivo; quello che pensavo di quello che vedevo”.

Davide Faccioli

Alcune immagini Di Elia Festa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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