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AFIP Domanda a Toni Thorimbert

Nell’ambito delle iniziative che AFIP sta mettendo in campo per aprirsi sempre di più alle nuove generazioni ci è parso utile cominciare col mettere in rete il quesito dei quesiti:
 “In questo terzo millennio di enormi cambiamenti tecnologici, in cui la velocità di fruizione delle immagini prodotte nel mondo è quasi istantanea, esiste ancora una specificità della fotografia italiana, un vedere italiano che differenzi la nostra fotografia da quella straniera?”
Qui di seguito una serie di risposte di esponenti che appartengono a vario titolo al nostro mondo e che serviranno da stimolo per aprire una discussione che speriamo ampia e a molte voci.
Il vostro parere è indispensabile per creare la fotografia del futuro!

“Secondo lei esiste una fotografia italiana? Se si, quali sono le caratteristiche che la contraddistinguono?”

 

Toni Thorimbert  –  Fotografo

Risponde:
Se devo generalizzare, e così mi pare sia orientata la richiesta, ritengo che la fotografia italiana, genericamente intesa come corrente e come somma di molteplici esperienze accumulate in epoche diverse e sovrapposte, è dedicata alla bellezza. La sua anima è classica, poco contemporanea. Rifugge il dramma, tipico della cultura anglosassone – ed americana in modo particolare – rifugge l’impegno, tipico di molta fotografia francese, l’estrosa cupezza delle culture nordiche e il narcisismo decadente di molta fotografia giapponese. La fotografia italiana è bella, curata, a volte leccata, anche quando si cimenta a mostrare cose non belle. E’ una fotografia con la mamma – o la moglie – a casa che ti stira e cucina: un esercizio di stile, spesso di notevole qualità, ma a volte un po’ stucchevole. La fotografia italiana è intelligentemente frivola, elegante, molto, molto provinciale. Ma bella.

Toni Thorimbert

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